Recensione del volume “Coincidenze significative. Conformità di azione e pensiero tra Carlo il Grande (742-814) e Alessandro Magno (356-323 a.C.)” di Gianni Vianello
Chi digita “le gesta di Alessandro Magno” oppure quelle di Carlo Magno su un motore di ricerca cerca probabilmente un confronto storico, una lista di battaglie, date e territori conquistati. Eppure, dietro questa domanda apparentemente scolastica si nasconde un’inquietudine più profonda: come è possibile che due uomini vissuti a mille anni di distanza abbiano compiuto gesta così simili?
Alessandro, il Macedone che in soli dodici anni conquistò l’Impero persiano spingendosi fino all’India. Carlo, il Franco che unificò l’Europa occidentale e ricevette la corona imperiale dal Papa nell’anno 800. Due vite separate da secoli eppure, come scrive Gianni Vianello nel suo saggio Coincidenze significative. Conformità di azione e pensiero tra Carlo il Grande [742-814] e Alessandro Magno [356-323 a.C.], che sono collegate da qualcosa che trascende la casualità.
E se queste coincidenze non fossero un curioso accidente della storia, ma la manifestazione di un archetipo eterno? E se, anziché studiare questi sovrani come relitti del passato, potessimo ascoltarli come voci dell’anima che parlano ancora oggi alla nostra psiche?
La Volontà di Creare un Impero: Conquiste a Confronto
La prima, evidente coincidenza tra Alessandro e Carlo riguarda la pulsione a creare un impero universale. Non un regno tra i regni, ma il regno – una totalità politica e simbolica capace di abbracciare popoli diversi sotto un’unica visione.
Alessandro Magno:
- Conquistò l’intero Impero persiano, da tempo nemico secolare dei Greci.
- Spinse il suo esercito oltre il fiume Indo, oltrepassando gli attuali Pakistan e Afghanistan.
- Fondò Alessandria d’Egitto e numerose altre città come centri di irradiazione culturale.
- Il suo successo fu dovuto sia a una congiuntura storica favorevole sia a un’innegabile intelligenza militare e diplomatica.
Carlo Magno:
• Unificò l’Europa occidentale sotto il Sacro Romano Impero.
• Diede impulso alla Rinascita Carolingia, un periodo di rinascita degli studi politici, teologici e umanistici.
• Introdusse riforme militari, abolendo la leva di massa a favore di un esercito più organizzato.
• Fondò la Schola Palatina ad Aquisgrana per formare la futura classe dirigente.
Entrambi, dunque, non si accontentarono di avere potere: vollero trasformare il mondo secondo una visione totalizzante.
Questa non è una semplice ambizione politica – è la manifestazione di quello potremo chiamare l’archetipo del Re/Sovrano.
Il Pugno di Ferro: La Soppressione delle Contestazioni
Ogni luce proietta un’ombra. E l’ombra del Sovrano è il tiranno – colui che, nel tentativo di mantenere l’ordine, diventa spietato.
Vianello, nel suo saggio, non risparmia né l’uno né l’altro. Di Alessandro documenta la “collera violenta” verso Tebe, o l’uccisione di compagni considerati traditori come Filota e suo padre Parmenione. Lo stesso Arriano, storico antico e ammiratore di Alessandro, lo critica per i fatti di Alicarnasso.
Carlo Magno, dal canto suo, condusse una lunga e sanguinosa campagna contro i Sassoni, caratterizzata da conversioni forzate e repressioni brutali. Le guerre in Bretagna, nella Penisola Iberica e contro gli Avari testimoniano una stessa logica: l’ordine imperiale non tollera ciò che sta fuori il suo perimetro, considerato come disordine.
Da un punto di vista personalistico potremmo pensare che la paranoia verso tradimenti e cospirazioni o la tendenza a sopprimere le contestazioni sia un tratto caratteriale. Tuttavia è qualcosa che contraddistingue spesso chi detiene il potere e gli autocrati lo portano alla massima espressione (più recentemente ne abbiamo esempi in Stalin, Hitler, Nixon, Idi Amin Dada e così via). Questo ci può far uscire dalla lettura personalistica e psichiatrizzante per entrare verso la presa d’atto che c’è un modello universale di affettività, cognizione e comportamento che chiamiamo archetipo. Come scrive James Hillman, ogni archetipo ha il suo modo di essere patologico. Quello del Sovrano, quando è posseduto dall’ombra, confonde l’ordine cosmico con il proprio ego inflazionato e vede nell’Altro una minaccia a quest’ordine.
La Spinta Culturale e Religiosa: Due Vie per l'Immortalità
Eppure, né Alessandro né Carlo furono semplici conquistatori. Entrambi compresero che un impero si regge sulle armi, ma sopravvive grazie alla cultura e al sacro.
Carlo Magno e il Papato:
Carlo Magno diede impulso a una vera riforma culturale, promuovendo l’architettura, la filosofia, la letteratura e la poesia. Voleva formare una futura classe dirigente preparata, stabilendo che nei vescovadi e nei monasteri si insegnasse il calcolo e il latino. Il suo rapporto con il Papato era di collaborazione e tensione dialettica: discuteva di questioni teologiche con il Papa, posizionandosi come difensore della fede cristiana.
Alessandro Magno e il sincretismo religioso:
Alessandro adottò una strategia opposta ma ugualmente efficace. Invece di imporre una religione, assunse le divinità locali dei popoli conquistati. In Egitto si fece proclamare figlio di Amon-Ra; in Persia adottò usi e costumi locali. Questa “ellenizzazione” diffuse la cultura greca mescolandola con le tradizioni orientali, creando quella fusione che chiamiamo età ellenistica.
Due vie diverse per lo stesso obiettivo: trascendere la morte attraverso un’opera che sopravviva al corpo mortale.
Da un punto di vista archetipico l’investitura religiosa significa proprio che un ego inflazionato ha comunque bisogno di una legittimazione degli aspetti collettivi e sovraindividuali che sono insiti nella psiche.
La Sincronicità Junghiana: Quando la Storia Parla per Archetipi
Come spiegare queste coincidenze? La storia convenzionale parla di “influenze” – Carlo Magno conosceva le gesta di Alessandro e volle emularlo. Ma questa spiegazione, per quanto plausibile, non esaurisce la questione.
Jung definì la sincronicità come la coincidenza significativa di un fenomeno fisico oggettivo con un fenomeno psichico, senza una relazione causale. Non si tratta di magia, ma del riconoscimento che certi eventi sono connessi da un senso profondo che sembra precostiture la trama anziché da una catena di cause ed effetti.
“Voglio dire per sincronicità le coincidenze, che non sono infrequenti, di stati soggettivi e fatti oggettivi che non si possono spiegare causalmente, almeno con le nostre risorse attuali.” – C.G. Jung
Il libro di Vianello si inscrive in questa prospettiva: non cerca di spiegare le coincidenze tra i due sovrani, ma di mostrarle. Infatti, le coincidenze significative – più che provare, convincere, dimostrare – sono manifestazioni di pattern archetipici che si collegano tra loro fornendo una trama di significato.
Pertanto pur non essendo occorrenti nello stesso momento (la sincronicità prevede questo) queste gesta ci fanno comprendere come gli archetipi siano fuori dallo spazio e dal tempo per come li concepiamo linearmente. Come specificato prima sono immagini a priori che plasmano gli immaginari degli individui e dei popoli fin dagli albori della storia. Alessandro e Carlo non si “copiarono” a vicenda: furono entrambi espressione della prevalenza dello stesso archetipo.
L'Archetipo del Re/Sovrano: Il Cuore Alchemico della Trasformazione
L’archetipo del Sovrano incarna l’energia dell’ordine, del controllo e della responsabilità. È l’immagine interiore del Re giusto – colui che garantisce la stabilità, ascolta i problemi del popolo e trova soluzioni intelligenti. Ma esprime anche l’ombra del tiranno che usa l’autorità per sottomettere anziché servire.
Le immagini alchemiche sono di fatto rappresentazioni delle immagini dell’inconscio collettivo. In queste troviamo spesso le figure del Re e della Regina. Il Re rappresenta il Sol – l’oro della coscienza matura, capace di integrare gli opposti. Ma questo oro non si trova: si fa. Il processo di individuazione passa attraverso il confronto con l’ombra del Re interiore e con un suo processo di trasformazione. Invece figure come Re Salomone o, in epoca moderna, Nelson Mandela, mostrano la possibilità di un Sovrano positivo che usa l’autorità per ricostruire anziché distruggere. La valenza nella psiche, ma anche nel diurno, di chi detiene il potere non sta nel sovrastare ma nel servire uno spirito collettivo.
Jung parla così nel Mysterium Coniuctionis dell’archetipo regale:
Dal punto di vista psicologico il re corrisponde anzitutto a Sol, che abbiamo già interpretato come coscienza. Ma, oltre a questo, il re rappresenta anche una dominante della coscienza, ossia un principio generalmente riconosciuto, una convinzione collettiva о un punto di vista tradizionale. Notoriamente tali sistemi e idee dominanti invecchiano e necessitano quindi di una “metamorfosi…” (p. 319)
L'Archetipo del Re in Azione nei Sogni
Ma veniamo come procede il processo di individuazione dell’immagine archetipica del re. Prendiamo ad esempio questo sogno portato da un mio paziente (ignaro di alchimia) in procinto di attraversare la crisi di mezza età:
Il sognatore è in un atrio in una grande abitazione arcaica e conosce una donna svedese alta e slanciata molto simile alla moglie, anche per il carattere un po’ lunatico. Dentro la struttura ci sono molti colleghi di lavoro che il sognatore conosce fin dai tempi delle scuole superiori. Si fa l’ora di cena e i protagonisti si situano in una sala, molto simile a quelle degli jarl dei vichinghi. Anche gli abiti indossati sono a tema. L’uomo nel banchetto è il sovrano e ingurgita una bevanda avvelenata da sua moglie (la Regina). Finito il banchetto egli inizia a sentirsi male, ha compreso dell’avvelenamento ma continua a bere anche se la donna svedese prova a farlo smettere. Il sognatore afferma di essere pronto a morire, ma la donna lo tranquillizza affermando che ci penserà lei a guarirlo.
Vediamo qui che il sognatore, un uomo vigoroso ma anche di indole fin troppo battagliera, è pronto, tramite l’opera della sua controparte femminile, ad accogliere il veleno, la sapienza mercuriale liquida e multiforme. Un rito che comporta morte e trasformazione del punto di vista della coscienza fino a quel punto dominante.
Il re personifica quindi l’ipertrofia del punto di vista egoico, la quale necessita di un’attività compensatoria o equilibratrice inconscia. Questa si attua mediante la dissoluzione, lo smembramento, la triturazione, ecc. Tutti immaginari che portano verso la nigredo che può essere vissuta soggettivamente come movimento depressivo.
La trasformazione del Re è quindi il rinnovamento della forza vitale, la quale assume una forma non più consona alle esigenze della psiche nella sua totalità. Questa trasformazione passa sempre dal bagno (o dal bere) nell’aqua permanens, liquido mercuriale e quindi l’autentica fonte della conoscenza, che è quella relativa al mondo dell’inconscio collettivo, ricco di numinosità.
Il rinnovamento porta all’emergenza di figure archetipiche raffigurabili in Dioniso, Horus-Bambino, quindi i fanciulli divini.
Incarnare il Sovrano Senza Diventare Tiranno: La Via dell'Individuazione
Cosa significa confrontarsi con l’archetipo del Re nel quotidiano?
Significa riconoscere che dentro ciascuno di noi vive un Sovrano interiore – quella parte della psiche che desidera ordine, significato, un “regno” su cui regnare. Può essere la propria famiglia, il proprio lavoro, la propria vita creativa. Ma anche questo piccolo regno richiede una scelta: regnare con saggezza o tiranneggiare con paura. Pertanto potremmo scorgere dei segnali in noi o chi ci sta vicino di come questo archetipo sia inflazionato e non bilanciato con il resto delle esigenze della psiche, come ad esempio:
- bisogno compulsivo di controllo nelle relazioni;
- difficoltà a delegare, a fidarsi degli altri;
- reazioni sproporzionate al disordine o alla critica;
- sensazione di vuoto quando non si può decidere o gestire una situazione.
Invece occorre lasciar spazio ad altri immaginari nella psiche, e che questi facciano il loro lavoro con naturalezza e autonomia, anche nel concreto è impensabile che un sovrano, un capo, un leader, possa tenere sotto controllo tutto, bloccherebbe ogni processo. Pertanto occorre apprendere a:
- distinguere tra autorevolezza (che nasce dalla competenza) e autoritarismo (che nasce dalla paura);
- accogliere il disordine e l’incertezza come parte del processo creativo, non come nemico da annientare;
- riconoscere che il vero Re è al servizio di qualcosa di più grande di sé, che ogni processo individuativo non avviene nel vuoto ma in un collettivo.
Come scriveva Hillman, non si tratta di “guarire” dagli archetipi, ma di vivere con loro in modo più consapevole. Alessandro e Carlo non furono “malati” di archetipo del Re: ne furono sicuramente posseduti tanto che Alessandro ha bruciato tutte le sue energie in dodici anni di conquiste. Noi, oggi, possiamo fare diversamente.
Le coincidenze significative tra Alessandro Magno e Carlo Magno non sono curiosità storiche possono essere specchi in cui l’anima riconosce i propri pattern eterni.
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È caratteristico dell’alchimia di non ignorare mai il carattere contraddittorio dei suoi contenuti

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Crediti immagine in evidenza
Particolare del Mosaico della Battaglia di Isso , (II secolo a.C.), Museo Archeologico Nazionale di Napoli.
L'incoronazione di Carlo Magno , Friedrich Kaulbach (1822-1903), Museo di Monaco di Baviera.
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