La Psicologia Analitica di Jung

La psicologia analitica di jung
Illustrazione presente nel "Libro Rosso" di C.G. Jung (Boringhieri, 2012)

Una breve sintesi della Psicologia Analitica di Jung come corrente di pensiero e di pratica psicoterapeutica.

La Psicologia Analitica di Jung è una teoria psicologica che intende la psiche umana come un sistema dinamico e complesso che cerca di mantenere un equilibrio tra le diverse forze che lo compongono. Queste forze sono la coscienza, l’inconscio personale e l’inconscio collettivo. 

La coscienza è la parte della psiche che ci permette di essere consapevoli di noi stessi e del mondo permettendo così all’individuo di percepire la propria unicità. L’inconscio personale è la parte della psiche che contiene i ricordi, le emozioni, i desideri e i conflitti che non sono sempre accessibili alla coscienza. L’inconscio collettivo è la parte della psiche che contiene gli archetipi, cioè le immagini e i simboli universali che esprimono le esperienze fondamentali dell’umanità.

Il "processo di individuazione"

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Illustrazione presente nel "Libro Rosso" di C.G. Jung (Boringhieri, 2012)

Secondo la prospettiva di Jung ognuno di noi tende verso un suo processo di individuazione, cioè la realizzazione del proprio carattere, tuttavia in alcuni casi o in alcuni periodi della vita, questo processo può essere particolarmente sofferente.

La psicoterapia analitica ha come obiettivo quello di favorire tale processo, cioè aiutare l’individuo nella realizzazione della propria personalità promuovendo l’armonia tra le diverse componenti della psiche, in primis gli archetipi; questi si manifestano attraverso i sogni, le fantasie, la creatività e la spiritualità. 

 

Jung come psicologo

Lo stesso Carl Gustav Jung come psicologo ha avuto il suo processo di individuazione realizzando in pieno le proprie potenzialità. Infatti, ha iniziato la carriera come psichiatra all’ospedale Burghölzli di Zurigo ed elaboranto un test psicologico, il “Test delle Associazioni Verbali”. Attraverso la sua opera di ricerca ha coniato la nozione di “Complesso” psicologico ed è diventato collaboratore (non allievo) del più anziano Freud. Inoltre, fu lui a comprendere per il primo il valore, ma soprattutto i pericoli, del controtransfert dell’analista.

A seguito della pubblicazione di Simboli e trasformazione della libido del 1912 Jung si distaccò da Freud sia per contrasti personali che a causa del “pansessualismo” della teoria freudiana di allora. In quel periodo visse una profonda crisi personale che lo portò a ritirarsi per un po’, oggi diremo che ha sofferto di un disturbo dello spettro psicotico. Tuttavia, la sua grandezza di uomo e studioso lo ha portato ad elaborare una metodologia di confronto con i propri demoni interiori, l’immaginazione attiva. Egli non si chiedeva più qual’è la causa della sofferenza del paziente, ma ribaltava la questione elaborando una finalità alla base della sofferenza stessa. Questa innata curiosità lo ha portato ad accostarsi in maniera sistematica all’alchimia, all’astrologia, all’I-Ching e a tutto l’esoterismo. 

Il confronto con se stessi

La psicologia analitica di jung - confronto
Illustrazione presente nel "Libro Rosso" di C.G. Jung (Boringhieri, 2012)

Vediamo che quindi c’è un modo per raggiungere un equilibrio personale e per sviluppare le proprie potenzialità in una “versione migliore” di sé stessi. Questo modo riguarda il saper scoprire e ascoltare gli aspetti rimasti inconsci che reclamano la loro espressione, la quale può avvenire in molti modi, anche attraverso i sintomi psicosomatici. Tutto ciò richiede un lavoro di analisi, di interpretazione e di trasformazione dei contenuti dell’inconscio, processo che ha spesso bisogno dell’aiuto di uno psicoterapeuta analitico.

Il significato della parola “analitica” per Jung entra in gioco ogni qualvolta che vi è un “procedimento che si confronti con la presenza dell’inconscio“. Ecco perché per noi psicoterapeuti analitici è di fondamentale importanza il metodo dell’interpretazione dei sogni come l’analisi delle fantasie spontanee o del senso che possono avere i sintomi psicologici.

Infatti, lo sviluppo dei processi inconsci, richiede l’attivazione della possibilità di immaginare la propria vita, sia in termini di esperienze passate che come finalità future. Questo può aiutare la persone a vivere il presente con più ricchezza di significato, a comprendere meglio le esperienze avute, gli obiettivi che si pongono e gli ostacoli che si frappongono ad essi. Infine, può essere anche un’occasione per riscoprire i talenti di cui dispone.

La psicologia analitica si basa su una visione olistica e simbolica dell’essere umano, che tiene conto delle sue dimensioni biologiche, psichiche e sociali, la concezione biopsicosociale dell’essere umano, alla quale si aggiunge anche una visione spirituale, intesa come ricerca di significato nel proprio percorso di vita.

La Psicologia Archetipica

Psicologia archetipica
Amore e Psiche stanti, Antonio Canova, 1800 ca, Parigi, Louvre

Un filone del pensiero junghiano è rappresentato dalla Psicologia Archetipica, il modello teorico proposto di Hillman, Lopez-Pedraza, Berry e altri. L’intervento in questo modello è orientato a favorire l’emergere di una visione che sappia individuare gli archetipi che guidano i propri vissuti. Questi di solito sono filtrati dagli occhi della soggettività dell’individuo (ciò che denominiamo “Io” per convenzione) e dalla memoria delle esperienze passate. “Vedere archetipicamente” significa decentrare il proprio punto di vista su un evento dal livello personale verso un punto di vista interno e attivo nella psiche stessa

Tale prospettiva emerge dalla psiche del soggetto grazie ad immagini presenti nei sogni, nelle fantasie spontanee, nelle produzioni creative o in alcune parti del discorso. Attraverso l’amplificazione, ovvero mediante parallelismi con eventi storici, mitologici, folkloristici o culturali è possibile analizzare tali immagini e pervenire ad una sintesi significativa per l’individuo. In pratica si trattano le immagini con l’immaginazione, anziché con il pensiero concettuale, quello che Hillman chiamerà “fare anima”. La significatività di questo processo è dovuta al fatto che permette al soggetto di comprendere la propria esperienza entro coordinate precedentemente non considerate, ma presenti nel proprio immaginario.

Sintetizzando

La psicologia analitica di jung - conclusioni
Illustrazione presente nel "Libro Rosso" di C.G. Jung (Boringhieri, 2012)

La psicoterapia ad orientamento analitico si propone di aiutare le persone a trovare un senso alla propria sofferenza, sostenendole nelle sfide e nelle difficoltà proprie del loro processo esistenziale (infanzia, adolescenza, maturità, vecchiaia, genitorialità, e così via) così che possano sviluppare il proprio potenziale creativo e a contribuire al bene comune.

Se vuoi saperne di più sulla Psicologia Analitica di Jung, ti invitiamo a navigare nel sito e a contattarmi in quanto il miglior modo di sapere è farne esperienza.


“Conoscere la propria oscurità è il metodo migliore per affrontare le tenebre degli altri.”

La psicologia analitica di Jung Perugia
Carl Gustav Jung (1875 - 1961)



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